Le Strade di Monza
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Largo Giuseppe Mazzini

Persona
Credito: Fonte da verificare

Persone onorate

Giuseppe Mazzini

Nascita
1805, Genova
Morte
1873, Pisa

“Una domenica dell’Aprile 1821, io passeggiava (…) in Genova, nella Strada Nuova. L’insurrezione Piemontese era in quei giorni stata soffocata dal tradimento (…). Gli insorti s’affollavano, cercando salute dal mare, in Genova, poveri di mezzi, erranti in cerca d’aiuto, (…) molti si erano introdotti nella città, ed io li spiava, indovinandoli dai lineamenti, dalle fogge degli abiti, (…) e più dal dolore muto, cupo, che avevano sul volto. (…) Non rimaneva che soccorrere di denaro quei poveri e santi precursori dell’avvenire e i cittadini vi si prestavano liberalmente. (…). Quel giorno fu il primo in cui s’affacciasse confusamente all’anima mia (…) un pensiero che si poteva e quindi si doveva lottare per la libertà della patria” (da Scritti editi e inediti di Giuseppe Mazzini Vol. I di XX - G. Daelli editore Milano 1861, approvati da Mazzini e dall’editore dedicati a Garibaldi)* Da quel momento il pensiero e l’azione di Mazzini supportate dalla lettura critica di Dante, di Foscolo e del suo romanzo epistolare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, furono orientate a costruire e diffondere l’idea di una patria libera. Per questo obbiettivo affrontò molte volte il carcere e l’esilio, dal 1831 al 1872: in Francia, Svizzera, Londra. Tornò in Italia poche volte, sempre da clandestino: durante le Cinque Giornate di Milano. In quella occasione passò con Garibaldi ed una colonna di Garibaldini da Monza per raggiungere Como dove speravano di far risorgere l’insurrezione. (I Mazziniani monzesi hanno posto una piccola targa in una aiuola di Piazza Mazzini là dove la colonna si fermò a riposare). L’anno successivo raggiunse Roma per guidare la Repubblica Romana e proclamare la Costituzione del 1849, la Carta che fece da guida alla Costituzione del 1946. Tornò poi per morire in Italia, a Pisa il 10 marzo 1872 sotto il nome di George Brown, ospite della casa Rosselli- Nathan, curato dall’amica Sarina. Quella casa oggi è un bene dello Stato e si chiama Domus Mazziniana, un centro museale e culturale molto attivo. È stato critico d’arte, critico letterario, teorico della musica e musicista. A Marsiglia, nel ‘31 fondò il primo partito italiano la Giovine Italia, per riunire la migliore gioventù, sotto il programma “Italia libera unita repubblicana”. A Zurigo nel ‘34 fondò la Giovine Europa, con associazioni Polacca, Svizzera e Tedesca; primo a concepire l’Europa unita ma libera dalle monarchie formata da Popoli fratelli. A Londra ha fondato una scuola per gli emigranti e i loro figli, ha raccolto fondi per ogni possibile moto antimonarchico in Italia e in Europa. Ha insegnato ai suoi sodali, in un’epoca in cui le donne erano considerate solo come madri e donne di casa, a rispettare le donne: “Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali. Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità: non ne avete alcuna. Un lungo pregiudizio ha creato, con una educazione diseguale e una perenne oppressione di leggi, quell’apparente inferiorità intellettuale dalla quale oggi argomentano per mantenerne l’oppressione” (da “Doveri dell’Uomo,1860) E le donne furono molto attive nell’aiutarlo e diffondere le sue iniziative. È stato chiamato “Apostolo” e “Profeta”, per la capacità di prevedere, immaginare un futuro diverso, di vedere il progresso dov’era solo repressione e subalternità, di cercare ogni occasione per propagare, diffondere l’idea di una nuova patria, una nuova vita. Ha combattuto attraverso i giornali che fondava e rifondava appena chiusi dalle polizie di mezza Europa; e la corrispondenza clandestina, fittissima e continua con mille referenti sparsi in Italia che a loro volta diffondevano ad altri amici. Un predicatore molto amato o molto odiato. “Metternich diceva di lui: “Nessuno mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso. Ma eloquente come una tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato”. Era una minaccia che cercava di far cadere l’ordine del sistema e come tale fu perseguitato. Ci sono pochi monumenti o targhe dedicati a Mazzini. Era un grande motivatore, ma sempre clandestino, nascosto, non scaldava le folle come Garibaldi, non emanava potere come Vittorio Emanuele, che hanno riempito le nostre piazze di monumenti. È più faticoso conoscerlo e apprezzarlo, bisogna leggere e studiare. Ma a lui è stato dedicato un monumento di carta: l’edizione nazionale di tutti i suoi scritti. Il governo decise nel 1904 di rendere omaggio al Padre della Patria, stampando con una edizione nazionale tutti i suoi scritti e l’opera si protrasse dal 1906 al 1943; composta da 106 volumi: 64 per l’Epistolario, 31 Politica, 5 Letteratura, 6 Protocollo della Giovine Italia. (Giuseppe Mazzini. Scritti editi e inediti. Voll. CVI, Cooperativa Tipografico-editrice, Paolo Galeati. Imola, 1906-1943.)

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