Via Aspromonte
Battaglia
Il 27 marzo 1861 in Parlamento Cavour aveva solennemente proclamato Roma capitale d’Italia sottolineando la delicatezza della “suprema questione…” molto sentita da tutti gli italiani ma i poco convinti tentativi di una soluzione politica non risolvono il problema. Quindi Garibaldi ritenta la conquista della capitale e con 3000 reduci della Spedizione ricomincia da dove era stato fermato da Vittorio Emanuele II: si reca a Palermo accolto da ovazioni e spera di convincere il primo ministro Rattazzi a lasciarlo proseguire. Ma gli accordi italo-francesi stabilivano la inviolabilità dello Stato della Chiesa e l’esercito regolare interviene a Sant’Eufemia di Aspromonte attaccando a cannonate i volontari mentre Garibaldi non volle rispondere al fuoco contro i “fratelli italiani” e tentò di fuggire all’interno delle montagne. Nella notte del 28-29 agosto i Garibaldini vennero attaccati dai bersaglieri con solo quindici minuti di spari: il tenente Luigi Ferrari, successivamente premiato per questa azione con la medaglia d’oro al valore, colpì al fianco e al malleolo destro il generale; subito dopo fu trasportato in barella a Scilla accudito dai medici del battaglione; il 2 settembre fu trasferito al forte di Varignano a La Spezia e curato per alcuni mesi da Laura Solera Mantegazza (Vedi). La maldestra offesa all’eroe dei due mondi fece scatenare reazioni negative in tutta Europa, soprattutto a Londra che ammirava incondizionatamente Garibaldi. La questione romana si trascinò fino al 1870 quando il XX Settembre i bersaglieri entrarono a Porta Pia.