Via Carlo Rota
PersonaPersone onorate
Carlo Rota
- Nascita
- 1830, Monza
- Morte
- 1892, Sampierdarena
“*Appena cominciai a pensare col mio cervello, seguii la dottrina del grande Maestro di civiltà Giuseppe Mazzini e conto di terminare quel poco di vita che mi rimane fedele a quelle dottrine. Sono col popolo e per la libertà: quella libertà che spande i suoi raggi in tutte le classi sociali, primariamente su quella operaia che è la più bisognevole ” (O. Spinelli — G. Tramarollo “Medaglioni Cooperativi” Associazione Mazziniana Italiana Mi ‘66). *Queste parole ci introducono alla conoscenza di un monzese, poco noto nella sua città, nonostante gli sia stata dedicata una strada; infatti, tra una campagna garibaldina e l’altra, trascorse la maggior parte della vita a Sampierdarena, in quella zona di Genova che nell’Ottocento era un municipio indipendente caratterizzato dalla presenza delle fonderie Ansaldo e altre industrie pesanti, tanto da meritare il nome di “Manchester italiana”. Qui il Rota aveva trovato la sua dimensione umana più vera. Partecipe di tutte le battaglie per la liberazione della patria fin dalle Cinque Giornate di Milano cui prese parte appena diciottenne al seguito di Borgazzi, patriota repubblicano che da Monza riuscì a condurre a Milano più di 200 giovani provenienti da tutta la Brianza; Borgazzi cadde combattendo coraggiosamente a Porta Comasina nelle ultime ore della rivolta, mentre Carlo Rota, fu costretto all’esilio e si arruolò nell’esercito piemontese. Riprese l’azione patriottica nel ‘49 combattendo a Roma alla difesa della Repubblica Romana. Nuovamente sfuggito agli inseguitori francesi, si rifugiò in Liguria, prima a Genova poi nella vicina San Pier d’Arena, dove trovò lavoro e condivisione dei suoi ideali; partecipò alla fondazione della Società Operaia Umanitaria, cui rimase sempre legato. Della lezione mazziniana, infatti, oltre all’amore per la patria aveva appreso il valore della cooperazione, chiamata da Mazzini “Fratellanza operaia”, leva essenziale per l’emancipazione; prese parte della tragica spedizione organizzata da Carlo Pisacane nonostante l’opposizione dello stesso Mazzini. Rota fu ferito e catturato insieme ai compagni di sventura; torturato non rivelò né piani segreti né i nomi di altri patrioti scampati alla cattura; rinchiuso nel terribile carcere borbonico dell’isola di Favignana, dove trascorse tre anni nelle fosse, celle scavate sotto il livello del mare, al buio senza aria né luce incatenato ad un altro grande patriota napoletano, Giovanni Nicotra. Fu Garibaldi stesso, arrivato nel ‘60 con la Spedizione dei Mille, a liberare gli amici: Rota, nonostante le precarie condizioni fu pronto a riprendere la battaglia. A Milazzo fu ferito e curato da Jessie White Mario giornalista inglese, corrispondente del quotidiano londinese Daily News. Carlo Rota fu al fianco di Garibaldi anche nella spedizione di Sarnico ed in Aspromonte. Nel ‘66 si arruolò insieme a molti volontari genovesi, per la spedizione del Trentino, nel reparto di cavalleria dei Carabinieri di Genova. Nel ‘67 fu, sempre a fianco di Garibaldi, a Mentana. Dopo questa esperienza di guerra tornò alla Società Operaia e lavorando all’Ansaldo si occupò dei problemi del lavoro insieme ad Armirotti, il primo deputato operaio del Parlamento italiano. Fondò una Cooperativa di Consumo che da quel momento divenne l’impegno primario e rappresentò gli operai sia in consiglio comunale, sia in molte altre occasioni, come delegato del sindaco alla inaugurazione a Roma del monumento a Giordano Bruno nel 1889.