Via Castelfidardo
Battaglia
La battaglia di Castelfidardo, combattuta il 18 settembre 1860 nelle Marche, rappresentò uno snodo decisivo del processo di unificazione italiana. Lo scontro oppose l’esercito del Regno di Sardegna, guidato dal generale Enrico Cialdini, alle truppe dello Stato Pontificio comandate dal generale francese Christophe de Lamoricière. L’esito favorevole ai piemontesi aprì la strada all’annessione delle Marche e dell’Umbria al nascente Stato italiano, riducendo drasticamente il potere temporale del papa. Dopo la spedizione dei Mille e il rapido successo di Garibaldi nel Mezzogiorno, il governo di Camillo Benso di Cavour temeva che un’ulteriore avanzata garibaldina verso Roma potesse provocare l’intervento della Francia di Napoleone III, protettrice del papato. Per prevenire questa eventualità e mantenere l’iniziativa politica, il Regno di Sardegna decise di intervenire direttamente nei territori pontifici a nord del Lazio, giustificando l’azione come necessaria al ristabilimento dell’ordine. L’esercito pontificio, rafforzato da volontari cattolici stranieri tentò di concentrare le proprie forze per raggiungere la piazzaforte di Ancona. Cialdini, con circa 30.000 uomini, intercettò il corpo principale nemico nei pressi di Castelfidardo. Lo scontro fu aspro ma relativamente breve: le truppe piemontesi, meglio organizzate e numericamente superiori, riuscirono ad aggirare e disarticolare le linee pontificie. Dopo alcune ore di combattimento, Lamoricière ordinò la ritirata verso Ancona, dove sarebbe stato costretto alla resa pochi giorni dopo. Le perdite furono contenute rispetto ad altre battaglie risorgimentali, ma l’impatto politico fu significativo. Fra i combattenti era presente Francesco Figliodoni, di Barzanò. Con Castelfidardo, il Regno di Sardegna consolidò il controllo sull’Italia centrale e pose le condizioni per i plebisciti che sancirono l’annessione delle nuove province. Restava al papa il solo Lazio, protetto dalle truppe francesi fino al 1870. Nel quadro del Risorgimento, Castelfidardo segna dunque il passaggio dall’iniziativa rivoluzionaria di Garibaldi alla gestione politico-diplomatica sabauda dell’unificazione.