Le Strade di Monza
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Via Filippo Turati

Persona

Persone onorate

Filippo Turati

Nascita
1857, Canzo
Morte
1932, Parigi

È riconosciuto come uno dei padri fondatori del socialismo italiano e figura chiave dell’antifascismo. Nato in Alta Brianza, studiò a Pavia e Bologna, si trasferì a Milano dove assorbì, anche grazie al mazziniano Arcangelo Ghisleri e a Roberto Ardigò, idee libertarie e sociali. Intraprese la carriera di giornalista. La sua vita fu fortemente influenzata da Anna Kuliscioff, (1857-1925) compagna del socialista Andrea Costa. Anna, figura chiave del socialismo e del femminismo, lasciò Costa per unirsi a Turati e, da quel momento, insieme, cambiarono il volto della politica italiana. Nell’appartamento in Galleria di Milano ricevevano, scrivevano e dirigevano “Critica Sociale” il periodico del riformismo sociale, per aiutare e incoraggiare ogni azione a favore dei lavoratori e delle donne. Nel 1892 a Genova fu fra i fondatori, con Andrea Costa, del Partito dei Lavoratori — poi Partito Socialista. Dal ‘96 al ‘25 parlamentare di opposizione e dal Parlamento e dal giornale attaccava le posizioni del presidente del consiglio Pelloux, mentre appoggiò Zanardelli e Giolitti per ottenere leggi a favore dei lavoratori. Si oppose alla guerra in Libia (1911). L’anno successivo al congresso dei socialisti prevalse Mussolini e il partito si divise sull’intervento in guerra. Il ‘21 aderì alla componente socialista riformista. L’anno dopo, l’anno della Marcia su Roma, Mussolini espulse Turati dal Partito, con Claudio Treves ed Emanuele Modigliani che insieme fondarono il Partito Socialista Unitario. Fu tra i promotori dell’Aventino. Da allora sempre durissimo oppositore di Mussolini, ma, dopo la morte di Anna Kuliscioff, decise di lasciare l’Italia rifugiandosi in Francia con una fuga rocambolesca attraverso la Corsica con l’aiuto di Carlo Rosselli, Ferruccio Parri, Sandro Pertini ed Adriano Olivetti. A Parigi fu il fondatore della “Concentrazione antifascista” raggruppando tutti gli esiliati politici italiani. Il 29 marzo del ‘32 morì a Parigi nella casa di Bruno Buozzi che lo aveva ospitato durante il suo esilio.

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