Le Strade di Monza
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Via Giuseppe Cesare Abba

Persona
Credito: Fonte da verificare

Persone onorate

Giuseppe Cesare Abba

Nascita
1834, Cairo Montenotte
Morte
1910, Brescia

Di famiglia semplice studiò appassionatamente dai Padri Scolopi dove apprese anche l’amore per la patria grazie al noto padre Canata, che fu insegnante anche di Goffredo Mameli. Troppo giovane per partecipare ai fatti del 1848/49, nel 1859, lasciò gli studi di Genova per arruolarsi volontario fra i cavalleggeri di Aosta ma il suo battaglione rimase nelle retrovie mentre la battaglia infuriava a San Martino e Solferino. Dovette aspettare la primavera del ‘60 per raggiungere amici e compagni che si preparavano per la Spedizione dei Mille. Combatté eroicamente a Calatafimi, Palermo al Ponte dell’Ammiraglio e al Volturno meritando i gradi di ufficiale. Al ritorno alla vita civile visse a Pisa studiando e insegnando. Fu nuovamente con Garibaldi in Trentino con il Corpo Volontari Italiani e combatté a Bezzecca, unica vittoria italiana di tutta la Terza Guerra di Indipendenza (1866). Per l’eroismo delle sue gesta ricevette la medaglia d’argento. Tornato alla vita civile fu professore di liceo a Cairo, Faenza e Brescia. Autore di molti libri per lo più autobiografici ricchi dei racconti delle imprese garibaldine. Il più famoso “Noterelle di uno dei Mille”, riedito e riaggiornato col titolo “Da Quarto al Volturno” è considerato uno dei migliori racconti sul Risorgimento, anche per il tono affettuoso con cui l’autore ricorda i volontari garibaldini. Quando il 4 luglio 1907 il Governo Giolitti organizzò le solenni celebrazioni per il centenario della nascita di Garibaldi chiamò alla Camera per il discorso commemorativo Giuseppe Cesare Abba di cui era appena uscita una pubblicazione, curata dall’editore Vallardi, dal titolo “Garibaldi” con la narrazione della vita dell’Eroe accompagnata dalle fotografie dei più noti monumenti e quadri a lui dedicati nel mondo. Discorso notevole in cui difese e rivendicò il primato dell’ideale repubblicano che Garibaldi aveva appreso da Mazzini, condiviso e trasmesso orgogliosamente da Abba alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.

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