Le Strade di Monza
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Via Laura Solera Mantegazza

Persona

Persone onorate

Laura Solera Mantegazza

Nascita
1813, Milano
Morte
1873, Cannero

Nata in una famiglia benestante, madre nobile e padre avvocato, antiaustriaco e per questo spesso rifugiato in Svizzera. Lo zio Francesco generale di Napoleone prima e poi con la Repubblica di Venezia; lo zio Antonio imprigionato allo Spielberg con Silvio Pellico, il cugino Temistocle poeta e librettista delle prime opere di Verdi: “il Nabucco e i Lombardi alla prima Crociata” (Vedi Verdi). Furono queste le opere che, con storie molto lontane nel tempo ma simili per sentimenti patriottici, infiammarono il teatro La Scala e Milano tutta e aiutarono a diffondere l’amore per la patria. Fin da piccola frequentava la Brianza trascorrendo lunghi periodi a Bernareggio con la nonna materna. Qui conobbe il disagio sociale in cui versavano le bambine delle famiglie contadine, impegnate con lavori gravosi, senza accesso alla scuola, e ne rimase colpita. Sposò, con un matrimonio combinato e non felice, il monzese Giovanni Battista Mantegazza, figlio del podestà, con il doppio dei suoi anni e poco sensibile ai temi a lei cari: pietas verso i deboli e i poveri, attenzione ai movimenti patriottici, ammirazione per le idee di Mazzini e il coraggio di Garibaldi. Vissero a Monza fino a quando Laura e i figli Paolo (Vedi Paolo Mantegazza) e Costanza si trasferiscono a Milano per poter frequentare le scuole migliori. Iniziò il suo impegno attivo durante le Cinque Giornate di Milano — marzo 1848- organizzando con altre donne gli ambulatori, specie di infermerie negli androni dei palazzi per medicare i feriti e le ambulanze, carrozze per trasportarli all’ospedale Sant’Ambrogio. In agosto, al ritorno degli austriaci i milanesi lasciarono la città; i Mantegazza fuggirono sul Lago Maggiore in una villa sulla sponda piemontese; dal giardino potevano seguire le mosse di Garibaldi che il 15 agosto con i suoi sbarcò a Luino e ingaggiò battaglia con l’imperial- regio esercito austriaco; dopo un giorno di scontri, li respinse. Laura, preoccupata per i feriti, attraversò il lago, si presentò a Garibaldi al quale espresse la propria condivisione negli ideali mazziniani, e fece trasportare su varie barche 34 feriti italiani e austriaci nella Villa La Sabbioncella dove li curò con l’aiuto di un medico. Da quel momento non cessò mai di adoperarsi con scritti e raccolte fondi e presenza presso i feriti e a favore delle imprese garibaldine. Convinta che per un vero progresso si debbano istruire i bambini ed emancipare le donne, non trascurò di incoraggiare le giovani a studiare e imparare dei mestieri dignitosi. Fondò quattro Nidi per i bambini poveri che rischiavano l’abbandono, e scuole professionali femminili, attive anche oggi, sempre nel suo nome. È sua la prima Associazione Generale di Mutuo Soccorso per le operaie. Monza la ricorda con una strada molto breve, che, però, si immette in piazza Garibaldi, ed una scuola elementare ormai chiusa. Anche Milano le ha dedicato una strada, proprio dove sorgeva il suo primo Nido; qualche anno fa qualcuno propose di cambiare il nome dedicandola al maresciallo Radetzky, colui che aveva minacciato di cannoneggiare Milano. Lasciò tante amiche che seguirono il suo esempio: Alessandrina Ravizza, Costanza De Spech, Anna Kulishoff ed Ersilia Majno che riuscì, nel 1906 a traslare le sue ceneri al Famedio del Cimitero Monumentale, prima donna a ricevere questo riconoscimento.

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