Le Strade di Monza
‹ Indice

Via Nino Bixio

Persona
Credito: Fonte da verificare

Persone onorate

Nino Bixio

Nascita
1821, Genova
Morte
1873, Banda Aceh

Dal carattere insofferente ed impetuoso, a 13 anni si imbarcò come mozzo a bordo di un brigantino diretto in America del sud, ritornato dopo tre anni a Genova, si arruolò nella Marina del Regno di Sardegna, dove dimostrava capacità e passione che gli consentirono di diventare pilota in seconda. Terminato il servizio, trascorse due anni come secondo su navi mercantili in giro per il mondo. Nel 1846, dopo alcune clamorose avventure nel mare di Sumatra fu costretto a tornare con mezzi di fortuna in Europa: da New York arrivò a Parigi dal fratello Alessandro, cresciuto in Francia, agiato pubblicista e editore e poi politico, dove si avvicinò alla causa della Giovane Italia, influenzato dalle idee di Mazzini. Nel 1848 partecipò, come volontario, alla prima guerra di indipendenza col grado di sottotenente, combattendo in Veneto e ai primi di novembre raggiunse in Romagna Giuseppe Garibaldi, per seguirlo nella capitale pontificia e partecipare alla difesa della neonata Repubblica Romana dall’attacco restauratore dei francesi, dimostrando determinazione e audacia che rasentavano la temerarietà, fino ad essere gravemente ferito ad una gamba. La sua condotta gli valse la medaglia d’oro della Repubblica Romana e il personale elogio di Garibaldi, che lo promosse, nella battaglia sulle mura di Roma, al grado di maggiore. Incontrato Mazzini a Londra nel 1850 continuò le attività organizzative repubblicane e di propaganda clandestina fino al 1853, quando, pressato anche da esigenze economiche e famigliari, decise di lanciarsi in un’impresa mercantile, raccogliendo i capitali per costruire un clipper, con cui partire per l’Australia. L’iniziativa si rivelò disastrosa. Nel 1859, durante la seconda guerra di indipendenza fu nuovamente al fianco di Garibaldi nei Cacciatori delle Alpi in Valtellina. L’anno successivo fu tra gli organizzatori della Spedizione dei Mille alla conquista del Regno delle Due Sicilie e prese il comando di una delle due navi, il “Lombardo”, che portavano, il 5 maggio, i volontari in Sicilia diventando così il “secondo dei Mille”. Partecipò con valore, subendo numerose ferite a tutte le più importanti battaglie, fino a quella, decisiva, sul Volturno. La sua figura emerse con particolare forza nei giorni della sommossa di Bronte, dove la repressione di una rivolta contadina --- condotta con severità e rapidità --- sollevò polemiche che ancora oggi accompagnano il suo nome. In quell’episodio si manifestò il lato più controverso del suo carattere: la convinzione che l’ordine e la disciplina fossero condizioni indispensabili per la riuscita della causa nazionale, anche a costo di decisioni dure. Dopo l’incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele, organizzò i plebisciti che sancirono l’annessione dell’Italia centro-meridionale al Regno di Sardegna e fu nominato da Garibaldi luogotenente generale. Finita la campagna, decise di entrare nel Regio esercito italiano. Alle elezioni politiche italiane del 1861 fu eletto deputato del Regno, sedendo a Sinistra ma proclamandosi indipendente da qualunque schieramento politico. Dedicò la sua attività parlamentare nel promuovere ogni possibile azione per liberare Venezia e Roma e si prodigò nell’incitare il governo italiano a intensificare i traffici commerciali con il Medio ed Estremo Oriente, come già facevano Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America. Tornò sul campo di battaglia nell’estate del 1866 tra le file del Regio esercito come luogotenente generale, comandante della 7ª Divisione alla battaglia di Custoza nel corso della Terza guerra d’indipendenza. Consapevole dell’esaurimento di una propria funzione - oltre che per necessità economiche - egli decise di abbandonare la politica e l’esercito e nel luglio del 1873 partì da Messina per Batavia e per Singapore, con il suo nuovo vapore, il Maddaloni. Nel mare di Sumatra, colpito da febbre gialla, moriva qualche mese dopo, il 16 dicembre 1873. La sua tomba provvisoria, in un isolotto, venne profanata dagli indigeni, e solo alcuni anni più tardi i suoi resti trovarono sepoltura definitiva a Genova. Figura complessa, lontana tanto dall’agiografia quanto dalla condanna sommaria, Nino Bixio incarna una delle anime del Risorgimento: quella dell’uomo d’azione, energico e talvolta impetuoso, che vide nell’unità nazionale un obiettivo da perseguire con decisione immediata. Bixio finì per impersonare il “garibaldinismo” nel suo momento e nella sua forma migliore, più suscettibile di essere popolarmente capita, espressione di un afflato morale e di una profonda passione, che si traducevano in pura azione, puro sacrificio nella tormentata aspirazione a una patria e ad un mondo migliore.

Vedi sulla mappa