Via Ugo Foscolo
Persona
Persone onorate
Ugo Foscolo
- Nascita
- 1878, Zante
- Morte
- 1827, Londra
Grande poeta e scrittore a cavallo fra Sette e Ottocento; non lo si può definire risorgimentale ma ne fu il precursore: aveva in sé tutti i sentimenti e gli impulsi patriottici che hanno caratterizzato il Risorgimento. Ha vissuto il passaggio dall’Illuminismo al Romanticismo in un’Italia attraversata dallo spirito rivoluzionario portato dal primo Napoleone, che produsse, in un giovane sensibile nato in terra greca e pervaso dal classicismo, ma legato alla sua terra di origine, Venezia, sentimenti ribollenti di amore e odio. Ripose le sue speranze nell’Armata francese e nella Repubblica Cisalpina per rendere libero il territorio italiano e la Repubblica di Venezia dalla minaccia austriaca; si arruolò e partecipò alla Campagna d’Italia dal 1797 a 1806 con la Repubblica Cispadana, la Cisalpina, la Repubblica Italiana, e la Grande Armèe contro gli imperi europei. La grande delusione per Ugo Foscolo arrivò con il Trattato di Campoformido, 1797, con il quale Napoleone cedette all’Austria il territorio di Venezia, Istria, Dalmazia a fronte del riconoscimento della Repubblica Cisalpina. La grande, nobile, Repubblica di Venezia cessò di esistere. Foscolo, amareggiato si ritirò dall’esercito francese e iniziò a scrivere il suo romanzo epistolare “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” uno dei primi romanzi di impronta chiaramente romantica e patriottica che influenzò negli anni seguenti schiere di giovani fra i quali Giuseppe Mazzini che dal momento di quella lettura decise di vestirsi sempre di nero in segno di lutto per la patria occupata dagli stranieri. Divenne anche uno studioso del Foscolo e, mentre era in esilio a Londra si prendeva cura della tomba del poeta, abbandonata in un Cimitero periferico. Nel 1871, dopo l’Unità d’Italia le sue ossa furono traslate a Firenze nel “Tempio delle itale glorie”, la Chiesa di Santa Croce. Il dolore per la patria lontana, per la triste condizione di esule, il senso della solitudine e dell’inutilità della vita, “Il nulla eterno” che ci aspetta, è reso appena sopportabile dalla ricerca della perfezione classica del verso e dall’armonia dei carmi, nella speranza che qualcuno curi il sepolcro e ricordi chi vi è racchiuso. “A egregie cose il forte animo accendono l’urne de’ forti, o Pindemonte!”. Racchiude in questi versi la speranza di essere incluso fra i grandi ed essere ricordato per le sue opere.