Via Vittorio Emanuele II
PersonaPersone onorate
Vittorio Emanuele II
- Nascita
- 1820, Torino
- Morte
- 1878, Roma
Successe al padre Carlo Alberto in un momento drammatico per il Regno di Sardegna. Il 23 marzo 1849 dopo la cocente sconfitta di Novara e la resa umiliante all’ Austria il re abdicò a favore del primogenito Vittorio Emanuele e lasciò Torino per ritirarsi a Oporto, Portogallo, dove morì pochi mesi dopo. Toccò a Vittorio Emanuele ottenere condizioni migliori nell’ armistizio di Vignale riuscendo a mantenere lo Statuto Albertino. Di questo accordo ci sono molte versioni più o meno rispondenti alla vulgata che volle il re fermo nella difesa dello Statuto. Per questo viene appellato Re Galantuomo. Radetzky comprese che non era politicamente opportuno mortificare ulteriormente il nuovo re. Era fisicamente e caratterialmente molto diverso dal padre: il giovane Vittorio non amava studiare, ma preferiva andare a cavallo e a caccia, non amava l’etichetta di corte, parlava in dialetto piemontese, faceva fatica ad imparare le lingue, molto zoppicante anche in italiano. Ma, nonostante questo profilo poco adeguato ai tempi e alla corte inglese, nel ‘55 poco dopo la morte della moglie Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena, in un viaggio a Londra organizzato da Cavour per combinare un nuovo matrimonio, colpì positivamente la regina Vittoria che nel suo diario annotò parole simili a queste: “certamente ha modi sbrigativi e un po’ rudi ma ero sicura che se fosse entrato qualcuno per aggredirmi il primo a sguainare la sciabola e a difendermi sarebbe stato il Savoia”. Vittorio Emanuele non aveva intenzione di sposare una inglese perché da tempo era innamorato di Rosa Vercellana con la quale ebbe due figli. Nonostante l’opposizione di Cavour riuscì a sposarsi, alla morte della regina, con un matrimonio morganatico, in cui, per ragioni dinastiche, la moglie non è riconosciuta regina e i figli non entrano nella linea successoria del padre. Politicamente ebbe la grande fortuna e l’intuito di affidarsi a Primi ministri fedeli alla Corona e, soprattutto con Cavour, molto capaci. In un momento solenne, nel 1859, seppe intervenire per far conoscere che” Non siamo insensibili al grido di dolore che da tante parti d’Italia si leva fino a noi”. Il Conte di Cavour guidò con intelligenza la politica del Regno di Sardegna dal ‘52 fino all’ Unità d’Italia, 1861, ottenendo tutti gli obbiettivi che si era prefisso. Re Vittorio apprezzava il coraggio di Garibaldi e, nonostante la contrarietà di Cavour che si esplicitò durante tutta l’azione militare, al momento della organizzazione della Spedizione ci fu un contatto fra Vittorio Emanuele e il Generale delle Camicie Rosse e, quest’ultimo ebbe il placet del re: nell’ archivio dell’Istituto del Risorgimento di Milano sono conservate alcune lettere molto amichevoli intercorse fra i due dove emerge che la monarchia lasciava libera la Spedizione di partire ma questo accordo sarebbe rimasto segreto. Garibaldi salpò alla conquista del Sud Italia In nome di Sua Maestà Vittorio Emanuele. Il secondo incontro fu a Teano, breve e imbarazzato: Garibaldi mise nelle mani del re un enorme regalo: il re lo accettò senza ringraziare, mentre erano già in atto le operazioni per il Plebiscito, referendum sull’annessione al Regno di Sardegna. L’eroe dei due mondi fece prevalere l’obbiettivo dell’Unità su quello della Repubblica. Il 17 Marzo 1861 il Parlamento subalpino proclamò “Vittorio Emanuele II “Re d’Italia per grazia di Dio e volontà della nazione”; questa formula molto dibattuta scontentò sia i conservatori che i liberali*.* Nel ‘70 si era risolta la “questione romana” con la presa di Porta Pia e il re aveva potuto trasferirsi a Roma al Quirinale e aveva spostato le sue battute di caccia a San Rossore o nella campagna laziale. Fu dopo una di quelle battute che si ammalò e ben presto la situazione precipitò; il confessore personale gli portò l’estrema unzione anche se era stato scomunicato. La vita personale di Vittorio Emanuele è una conferma delle sue inclinazioni: accettò il matrimonio combinato con la cugina Maria Adelaide, con la quale ebbe otto figli fra cui il primogenito Umberto, poi re Umberto I, e Amedeo capostipite dei Savoia-Aosta. ma si trovava più a suo agio lontano dalla corte, nella tenuta de La Mandria con meno regole e formalità, più semplicità e spontaneità di sentimenti, con la sua Bella Rosina. Era amato dal popolo, rappresentava l’unità dell’Italia. Ma al sud in quello che fu il Regno dei Borboni, poco dopo l’unità, si ripresentò in forma ancor più cruenta e diffusa il brigantaggio; una forma di ribellione nei confronti dei piemontesi, che mostrarono di non conoscere problemi, abitudini e lingua dei loro nuovi territori; un fenomeno dalle molte cause e dalle molte forme. Le sue spoglie riposano al Panteon, tempio di tutti gli dei, fondato nel 27 a.C. dimora del re Umberto I e della Regina Margherita. Anche egli fu chiamato Padre della Patria, come Cavour, Garibaldi e Mazzini. Monumenti, vie e piazze sorgono in ogni città italiana, e nel 1885 fu iniziata la costruzione de “Il Vittoriano”, terminata nel1935. Un grandioso monumento in stile classico greco con inserimenti eclettici nel cuore di Roma che comprende l’Altare della Patria, la tomba del Milite Ignoto e il Museo del Risorgimento. Viene omaggiato dalle più alte cariche dello Stato nelle feste nazionali